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Associazione Pro Santuario

Madonna della quercia di trevinano

STORIA

 

 

 

 

 

LA MADONNA DELLA QUERCIA DI TREVINANO

 

Sei tu, nell'ampio verdeggiante giro

tra le innumeri piante la più bella:

alta e superba, o quercia, io t'ammiro!

Lieti tra i folti rami a te fan festa

gli augelli tutti,ed umile si prostra

ogni altro abitator della foresta.

Piega pur le tue fronde in atto pio

se sopra te la Vergine discende,

che seco reca il Figlio, Uomo e Dio.

 

(Libera traduzione di un epigramma latino che si legge dietro l'altare)

 

 

PREMESSA

 

Sentendo nominare la Madonna della Quercia, il pensiero di molti, specialmente nel viterbese e tra coloro che amano l'arte rinascimentale, non che andare al famoso e stupendo Santuario della Quercia di Viterbo, capolavoro d'arte sorto nei primi anni del 1500, per pera dei più insigni artisti dell'epoca, con il ricchissimo soffitto dorato e le innumerevoli opere d'arte che lo adornano.

La “Madonna della Quercia di Trevinano” è, invece, una modesta chiesetta rurale, priva di particolari pregi artistici e di ornamenti preziosi; e tuttavia ha in comune con la più famosa chiesa viterbese la costante venerazione verso una antica effige della Madonna posta sul tronco naturale di una grossa quercia, venerazione che si tramanda ininterrotta da circa quattrocento anni.

Lo scopo di questo opuscolo è quello di far conoscere e ricordare a tutti coloro che conoscono e amano questa nostra chiesa, e anche a quanti occasionalmente vi si avvicinano, un po' della sua storia:

poche notizie,in verità, chè pochi sono i documenti, ma pur sempre meglio del buio completo che ha circondato finora l'origine e le vicende di edificio sacro tanto caro al cuore di tutti i trevinanesi.

Mi auguro che questo modestissimo lavoro possa contribuire a tenere sempre viva la nostra tradizionale devozione alla Madonna della Quercia.

 

 

TREVINANO E LA MADONNA DELLA QUERCIA OGGI

 

 

All'estremo limite del Lazio settentrionale, proprio là dove questa regione s' insinua a confine tra l'Umbria e la Toscana, sorge Trevinano, piccolo paese del comune di Acquapendente (VT), arroccato sulla cresta di un colle a 614 m. sul mare.

Lo sguardo può spazziare da ogni parte lontano verso un panorama ampio e vario: la ubertosa valle del Paglia, la mole boscosa dell'Amiata, l'aspra scoglierea di Radicofani, ed ancora paesi, colline boscose o brulle , burroni, torrenti, e campagne variamente disegnate da vigneti, oliveti, casali.

Chi appena conosce Trevinano sa che questo paese è legato da secoli a una devozione particolare:la Madonna della Quercia. A poco più di un km a sud del paese, sulla strada che sale dalla cassia, sorge un piccolo santuario eretto circa quattrocento anni fa in onore di una sacra Immagine della Vergine che, secondo la tradizione, si posò sui rami di una quercia secolare che ivi sorgeva,e il cui tronco si può tuttora vedere incorporato entro l'altare,forgiato appunto in forma di quercia.

La costruzione, semplice e armoniosa, risale agli ultimi decenni del 1600. Un porticato in mattoni sorretto da pilastri ed archi a tutto sesto circonda da tre lati il sacro edificio, mentre nella parte posteriore tre absidi semicircolari gli danno la forma di croce latina. Adiacente alla chiesa c'è una casa di abitazione nella quale in un passato ormai remoto viveva qualche eremita.

La facciata della chiesa sopra il porticato, è ancora quella originale in cotto del 1721, come pure il semplice portale e le due finestrelle laterali che permettono al visitatore di vedere l'interno e di pregare inginocchiandosi negli appositi gradini. Sopra il timpano della facciata è collocata una croce in ferro battuto, riproducente quella monumentale del monte Amiata realizzata e donata da un' artigiano locale.

Un piccolo campanile a vela sorregge due campane, datate la prima 1744 e l'atra 1711.All'interno(foto 10/a, 11/a) l'edificio sacro, che misura m. 20 di lunghezza e m.6 di larghezza, si presenta semplice ma molto armonioso: il soffitto è a volta, con tre archi che poggiano su pilastri addossati alle pareti, e altri tre archi che delimitano le absidi laterali e quella posteriore.

Al centro della chiesa sotto la piccola cupola(foto 33, 34, 35, 36) “a ciel di carrozza”, si erge solenne ed elegante l'altare(fot.12) barocco in gesso, originale davvero nella sua forma, in quanto sopra la mensa s'innalza una struttura in forma di quercia, fatta con eleganza e buon gusto. In mezzo a rami e fogliami, contornati da simpatici angioletti(foto 15, 16, 17) e sovrastata da una corona regale, è inserita la piccola nicchia che racchiude il Quadretto della Madonna, oggetto di tanta venerazione.

Altri due grandi angeli porta ceri sono disposti ai lati dei mensoloni sopra l'ultimo gradino della mensa. Non sappiamo con certezza chi sia l'autore dell'altare, ma è molto probabile che debba attribuirsi ai fratelli Cremoni, famosi stuccatori che eseguirono nell'anno 1721 almeno due degli altari laterali della chiesa parrocchiale di Trevinano: simile è lo stile e l'eleganza del disegno. Ed è proprio nell'anno 1721 che la nostra chiesetta fu ingrandita e abbellita come si legge in una epigrafe dietro l'altare.

Dietro l'altare(foto 20, 21) si aprono due sportelli attraverso i quali si può vedere l'antichissimo grande tronco di quercia di cui parla la tradizione.

Sulla parete destra si apre la cappella di Santa Croce, con altare in stucco.

Durante questi trecento e più anni della sua esistenza, la nostra chiesetta ha subito diversi interventi per renderla più stabile ed accogliente, SEMPRE A CURA DELLA POPOLAZIONE che venera con grande devozione la Sacra Immagine della Madonna della Quercia.

Un antico documento sull'origine della Madonna sopra la Quercia.

Tutti qui a Trevinano conoscono più o meno il racconto del fatto prodigioso che dette origine alla costruzione della chiesa e alla devozione alla Madonna della Quercia. È una tradizione che si è tramandata oralmente e che trova riscontro nell'esistenza stessa della chiesa, nella quercia conservata entro l'altare, l'altare in forma di quercia, e il quadretto oggetto di tanta venerazione .

Sono lieto di poter riportare integralmente il racconto che ho trovato nella Relazione della Visita Pastorale del Vescovo di Città della Pieve Mons. Tomaso Mancini nell'anno 1783:è veramente molto interessante e costituisce 1'unico documento scritto antico che riporti in modo dettagliato quanto finora conoscevamo solo per tradizione orale. Lo riporto nel testo originale, senza, cambiare niente del caratteristico stile dell'epoca:

"Nell'altare maggiore si vede sopra un tronco naturale di quella quercia, ove nel sito medesimo fu trovato, un piccolo quadretto di coccio antico, ovvero gesso, rappresentante in basso rilievo la Sacra Famiglia(?), quale dicesi per tradizione che partisse miracolosamente dalla casa di due fratelli, che in occasione di divisione fatta tra loro, e ciascheduno di essi lo pretendeva suo, e doppo di averlo involato l'uno all'altro , doppo averlo serrato con chiave uno di loro, in occasione di pioggia ricoveratosi l'altro sotto la medesima quercia, in atto poi di partire, essendogli rimasto attaccato il cappello alli rami di essa quercia, ed alzato gli occhi avendolo ritrovato e riportato di nuovo alla propria casa, di qui di bel nuovo partito, fu ritrovato nel medesimo posto della quercia; il che dette motivo stante questo prodigio ed altre molte grazie che la SS. ma Vergine compartì, che si venisse alla fabbrica di questa chiesa nella presente forma, a cui molto contribuì il Sig. D. Stefano (Giuseppe) Piazzai di S. Casciano Bagni allora economo di Trevinano, sì con infervorare il popolo a questa impresa9 sì anche con andare egli stesso questuando fin nelle maremme. La fabbrica di questa chiesa seguì nella metà del. secolo passato, ed al presente sono ancor vivi li discendenti delli due fratelli suddetti.”

Questo dunque il racconto. Ora ci domandiamo: a quale periodo risale il fatto prodigioso ? Quando e da chi fu edificata la prima chiesetta?

Purtroppo in parrocchia non esiste alcun documento; e mentre si sono conservati i registri parrocchiali dal 1590 in poi, e quelli delle varie Confraternite, tutti i registri della Madonna della quercia sono andati completamente smarriti o distrutti, compresi quelli relativi agli ultimi anni fino al 1950. Le uniche notizie le ho potute rintracciare negli archivi diocesani di Chiusi (a cui Trevinano apparteneva fino al 1600) e di Città della Pieve.

 

 

LA PRIMA CHIESETTA

 

Un riferimento abbastanza preciso lo fornisce la sopra citata relazione che, come abbiamo visto, afferma: "la fabbrica di questa chiesa seguì nella metà del secolo passato", cioè verso il 1650.

Tuttavia si deve ritenere che una prima chiesa, più piccola e disadorna di quella attuale, sia stata edificata quasi cento anni prima di questa data. Infatti in un documento del 1584 conservato nell' Archivio Diocesano di Chiusi risulta che esisteva già, fuori di Trevinano, una "chiesa della Madonna": ne era rettore D. Taddeo Pellegrini, il quale officiava anche altre due chiese rurali andate poi distrutte, e cioè la chiesa di S. Croce in località Poggio Cantano, e la chiesa del Salvatore, probabilmente nella zona di Bisconte. Questa "chiesa della Madonna " possedeva stara di terra che rendevano nove stara di grano, e una vigna che produceva una diecina di barili di vino.

1. Ritengo, pertanto, che questa "chiesa della Madonna" corrisponda alla primitiva"Madonna della quercia”. E' da notare, poi, che questa chiesa fu costruita e in seguito ingrandita, restaurata e arredata, con le sole elemosine dei fedeli, mentre tutte le altre chiese (S. Croce, So Salvatore, S. Rocco, S.Antonio e anche la chiesa parrocchiale) furono tutte costruite a cura e spese dei padroni dell'epoca, e precisamente dai signori Monaldeschi della Cervara, e da loro dotate cioè rese proprietarie di qualche terreno.

2. Ma dopo il buio più completo che avvolgeva l'origine della nostra chiesa,siamo in grado di indidare con assoluta certezza non solo l'epoca ma l'anno preciso della sua costruzione, o almeno della sua apertura al culto: trecento anni fa precisi,ossia nell'anno 1689. Questo risulta da un documento conservato nell'archivio diocesano di Città della Pieve; si tratta di una lettera del podestà di Trevinano Arrigo Pippi (che era anche notaio in Acquapendente, il quale in data 15 agosto 1689 scrive al Vescovo per comunicargli che la Comunità di Trevinano quella mattina stessa aveva comunicato di concedere alla “Chiesa della Madonna SS.ma della Cerqua” un prestito di quattro scudi per dieci anni, e supplicava il vescovo di concedere al pievano la facoltà di benedire la chiesa per potervi celebrare la S. Messa. E' dunque certo che la nostra chiesa fu aperta al culto nel corso dell'anno 1689.

Se per quanto riguarda la data della costruzione della chiesa ormai tutto è chiaro, ben più difficile è stabilire se e quando sarebbe avvenuto il prodigioso ritrovamento.

E' possibile che la pietà dei fedeli, in epoche forse molto anteriori a quelle della costruzione della chiesa, abbia voluto onorare la Madonna collocando questa sua immagine sopra quella enorme quercia che stendeva la sua magnifica chioma proprio all'incrocio di più strade: una edicola naturale, forse una piccola nicchia ricavata da una cavità dell'antico tronco. Col passare degli anni si sarebbe poi formata la leggenda dei due fratelli litigiosi e del ritrovamento miracoloso.

Ritornando alle vicende della nostra chiesa, sempre nello stesso anno 1689 il pievano D. Carlo Spinedi vende con regolare contratto alla Madonna della Quercia una casa di dieci stanze, sita in Trevinano, al prezzo di settanta scudi romani. E' sorprendente che questa nostra chiesa, costruita con le sole elemosine dei fedeli, sia stata in grado fin dall'anno della sua origine di acquistare una casa al prezzo di settanta scudi; e anche una vigna, come risulta da un altro contratto.

A proposito di questa vigna c'è da raccontare una strana e penosa vicenda. Il giorno 10 maggio 1690 un certo Sebastiano di Giacomino vendette con regolare contratto, stipulato dal solito notaio Arrigo Pippi, questa sua vigna alla “chiesa della Madonna del Cerro delle Piane” al prezzo di venti scudi. Il venditore affermava di esserne il vero ed esclusivo proprietario, e di venderla libera da ogni canone, censo, livello o ipoteca, con tutte le garanzie di legge. Tutto sembrava in regola; ma una ventina di anni dopo, nel 1713, il nostro Sebastiano di Giacomino, fu denunciato davanti al vescovo di Città della Pieve perchè risultò che la vigna da lui venduta alla Madonna della Quercia, non era affatto di sua proprietà, ma apparteneva al Marchese Bourbon del Monte, da cui egli la aveva avuta in “livellaria”, cioè con l'obbligo di coltivarla e migliorarla per quattro generazioni pagando una quota minima (livello) al proprietario. Il nostro Sebastiano cercò di giustificarsi dicendo di averlo fatto in buona fede, tanto più che il vero proprietario, il Marchese Pompeo Bourbon del Monte, aveva rivendicato anche la proprietà della vigna venduta abusivamente alla chiesa della Madonna della Quercia. Il povero Sebastiano fu condannato alla restituzione dei venti scudi più gli interessi; ma per favorire la stessa chiesa e soprattutto per compassione verso di lui, padre di nove figli e in estrema miseria, il marchese Pompeo rinunciò a tutti i suoi diritti sulla vigna, stabilendo che in avvenire questa rimanesse in piena e pacifica proprietà della chiesa.

 

 

LA CHIESA ATTUALE

 

Dietro l' altare, sotto l'epigramma latino citato all'inizio si legge: JOSEPH PIAZZAI CANONICUS COLLEGIATAE S. CASSIANI AD BALNEA IBIDEMQUE NATUS CUNOTIS POPULORUM SUFFRAGIIS ATQUE ELEEMOSINIS ECCLESIAM HANC ET ARAM AUXIT RESTAURAVIT ATQUE DECORAVIT A.D. MDCCXXI. Ecco finalmente una data precisa: nell'anno 1721 la primitiva chiesa fu ingrandita, restaurata e decorata per iniziativa del canonico di S. Casciano Bagni D. Giuseppe Piazzai, con i contributi e le offerte delle popolazioni. In un'altra Relazione di Visita Pastorale effettuata il 2 Ottobre I732 dal Vescovo di Città della Pieve Mons. Alberici, si legge: "La chiesa della Madonna della Quercia, situata non molto distante dal castello di Trevinano, fu edificata a spese di pii "benefattori, e dai moltissimi doni dei fedeli (votis fidelium quamplurimis) risulta molto sviluppata la devozione. Il fabbricato della chiesa, recentemente ricostruito (noviter constructum) rifinito a volta, sopra lo stesso altare oltre gli archi si divide in tre mezze volte, e al centro prende la forma di cupola rotonda, senza tuttavia sporgere sopra il tetto".

La descrizione della chiesa nella stessa relazione è molto minuziosa: "Vi è un solo altare costituito in gesso e ornato ugualmente in gesso; in mezzo ad esso si eleva a forma di quercia con due statue di angeli ai lati e in gran parte dorato; l'Immagine in gesso di piccole dimensioni è inserita nel suddetto ornamento, e lo stesso è abbellito da altre piccole statue di angeli interamente dorate. La mensa dell'altare è ben fatta, con i suoi candelieri di legno dorato, con le tabelle ugualmente incorniciate con sei reliquiari di legno laccati e verniciati in oro e colore rosso.Vi sono sei finestre più che sufficienti alla luce, munite di vetri: tre ai lati e dietro l'altare, un'altra sopra la porta principale, che rimane di fronte all'altare, due si trovano ai lati dello stesso, tra i due archi, i quali archi dividono le volte in forma di croce. Ai lati della porta d'ingresso,inoltre, vi sono altre due finestre munite di ferri, per comodità delle pie persone che intendono pregare. Tra i due archi centrali si aprono altre due porte, una che va alla sacrestia, l'altra che risponde nella pubblica strada, attraverso anditi che distinti da un arco affiancano la chiesa dai due lati, senza porta."La relazione prosegue descrivendo la sacrestia, piccola ma sufficientemente:fornita di arredi e paramenti, con armadi per conservarli e indossarli; vi era conservato un quadro in tela non molto grande ma di buona fattura, con cornice in legno laccato e dorato, rappresentante la SS. Vergine con in grembo il Figlio deposto dalla Croce. Il Vescovo dichiarò sospeso un calice evidentemente poco decente; vi era un "lavabo" con il manutergio per asciugare le mani del sacerdote celebrante, un genuflessorio con la tabella delle preci per la preparazione alla Messa.

 

Alla sacrestia si poteva accedere, oltre che dalla chiesa,anche da una porta esterna che immetteva nell'andito che con un arco comunicava con la pubblica via, e dal quale si accedeva anche alla scalinata che portava ad alcune stanze destinate a usarsi secondo le varie necessità.

C'erano, sempre nel 1732, diversi confessionali, ma uno solo conforme alle disposizioni ecclesiastiche; perciò tutti gli altri furono fatti rimuovere dal Vescovo.

Alla revisione dei conti risultò che vi erano in attivo cinque scudi, oltre ad altri due che doveva un certo Santi del fu Ludovico; questa somma il Vescovo ordinò che venisse impiegata per fare i nuovi confessionali.

Da questa relazione risulta che la nostra chiesa attuale corrisponde sostanzialmente a quella ampliata e restaurata nel 1721; non vi era però ancora il porticato davanti alla chiesa, ma solo due portici ai lati, da uno dei quali si accedeva alla porta laterale della chiesa (dove ora c'è la cappella di S. Croce), e dall'altra alla sacrestia e alle scale della casa; non vi era ancora la cappella di S. Croce, ma già era andata distrutta la omonima chiesa, il cui quadro rappresentante la Pietà si conservava in sacrestia. Il porticato completo e la cappella suddetta furono realizzati verso il 1750; il quadro della Pietà proveniente dalla distrutta chiesa di S. Croce, di notevole valore artistico, fu' posto sull'altare di questa cappella, ma ben presto scomparve, probabilmente durante le campagne napoleoniche agli inizi del 1800. Quanto al porticato, esso è stato a più riprese riparato e trasformato, poiché di frequente presentava lesioni nelle deboli strutture, sia per la natura del terreno, sia per la scadente qualità dei materiali, sia per gli agenti esterni come i terremoti; tanto più che i travi che poggiavano a spiovere sul muro esterno esercitavano una spinta sul muro stesso e una trazione su quelli della chiesa. Ora questo, non avviene, più,perché il nuovo "porticato, più piccolo del precedente, è tutto costruito in cemento armato e collegato con il cordolo che ingabbia tutta la chiesa.

 

 

DAL 1750 AL 1950: TRADIZIONI E FESTE; IL PASSAGGIO DEL FRONTE E L’IMMEDIATO DOPOGUERRA

 

Sono ben poche le notizie che abbiamo circa questo lungo arco di duecento anni. Una notizia che nessuno conosce è questa: lungo la strada che dal paese conduce alla chiesa della Madonna della Quercia (la strada vecchia del cimitero) vi era eretta una pubblica VIA CRUCIS, consistente in quattordici grosse croci di legno piantate in terra ai bordi della strada a distanza regolare l'una dall'altra. Questa Via Crucis già esisteva nel 1732 ed era ancora presente nel 1786. E' interessante notare che proprio nel 1731 ebbe inizio 1'opera di San Leonardo da Porto Maurizio nella diffusione del pio esercizio della Via Crucis in ogni parte d'Italia: ne eresse ben 572 nei venti anni del suo apostolato (1731 - 1751). Nonostante il suo isolamento, Trevinano riusciva a stare al corrente di quanto accadeva di valido nella Chiesa; di questo ne abbiamo anche un'altra prova nel quadro della Madonna del Rosario esistente nella nostra chiesa parrocchiale, che reca la data 1584, cioè solo tredici anni dopo la vittoria dei cristiani alla battaglia di Lepanto (7 OTT. 1571) attribuita dal Papa S. Pio V° alla protezione della Madonna del Rosario : da allora, infatti, questa devozione si propagò largamente nella Chiesa. . .fino, a Trevinano!

Nella vecchia casa adiacente alla chiesa viveva un eremita che fungeva anche da custode e sacrestano; aiutava anche in parrocchia in occasione dei frequenti uffizi funebri e nelle feste liturgiche.

Dalla Relazione della Visita Pastorale del 1786 veniamo a sapere quanto fosse sentita la devozione alla Madonna della Quercia: dopo aver ricordato il fatto prodigioso della sua 0rigine, prosegue così:"Il tronco suddetto resta racchiuso dentro l'altare, e dalla parte dietro mediante i sportelli di una credenza che si aprono, si ,vede tutto fin da terra, e mirasi in ogni parte tagliato e scortecciato da divoti particolarmente ne' primi tempi, che se ne provvedevano per divozione , stanti le grazie molte che concedeva e concede anche di presente la SS. Vergine a chi a Lei si raccomanda, e viene a venerare questa sua sacra immagine; sebbene al presente il concorso dei popoli lontani sia in qualche parte cessato. In occasione però delle due feste che si fanno in:questa chiesa, cioè la seconda domenica doppo Pasqua, e il giorno della Purificazione (Presentazione) 21 Nov. (in cui oltre la festa evvi anche la fiera) vi concorre molto popolo de' circonvicini paesi."

E' evidente che l'estensore della Relazione sopra riportata è incorso in un errore indicando la seconda domenica dopo Pasqua come festa tradizionale, mentre sempre è stata celebrata la terza; come altro errore evidente è quello riguardante l'altra festa- del 21 Nov. come "Purificazione," mentre è la "Presentazione".

Sempre da questa Relazione apprendiamo che "l'entrata di questa chiesa in frutti de' censi e bestiami ascende a circa scudi 12, nel restante si supplisce con le limosine. Ebbe di entrata scudi 116, di uscita scudi 74. Fa due feste all'anno, come si disse, e due uffizi, il primo 'tra l'ottava dei morti, un ' altro il dì 20 Nov.".

Altra relazione dettagliata circa la celebrazione delle feste e delle tradizioni è quella presentata dall'Economo Don Pietro Paoloni nel 1819.Da essa apprendiamo che già era sparito il quadro della Pietà nella cappella di "S. Croce. Vi si dice che: il mantenimento della chiesa si fa con le limo- sine le quali non mancano, avendovi particolare devozione, e che la festa del 21 Novembre non si faceva' più, mentre se ne celebrava una nella domenica fra l'ottava della Natività della Madonna (8 Sett.). Vi si celebrava la Messa tutte le Domeniche del mese di Maggio e al celebrante veniva passato "a capo all' anno l'elemosina di paoli sette, al sacrestano della Pievania passano paoli 12 l'anno.".

Prosegue ,la suddetta relazione del I8l9: "Vi sono due Uffiziali chiamati col nome di Camerlenghi, i quali sono eletti dal parroco alla presenza del popolo ogni qual volta uno o tutti e due non .volessero seguitare a servire. Il tempo del loro servizio non è fisso, mentre vi sono stati camerlenghi che hanno servito anche per lo spazio di anni venti. Il parroco può per qualsiasi motivo mutarli o uno o tutti e due secondo le circostanze. Non prestano nessun giuramento né sono confermati dall'Ordinario.

Servono gratis, e spendono in proporzione delle questue tanto per le feste quanto per la refezione ai sacerdoti intervenuti.

Tengono un libretto dove si segnano l'entrata e l'uscita occorsa, e rendono conto dell'amministrazione a richiesta del parroco.

I suddetti camerlenghi passano a questuare nella Cura per il cacio, lana e grano gratis; non sono muniti di licenza.

Possiede un censo contro il sig. Giacomo Pratesi di Acquapendente fondato in una vigna di scudi 60 al 5 per cento, ed altro censo di scudi 10 contro un certo Utrini detto Stecca di Proceno, il quale ha corrisposto i frutti per lo spazio di anni 20 circa e ora non paga, perché vuole vedere il contratto. Il suddetto contratto non è iscritto né registrato."

Per il restante periodo, dal 1820 in poi, non abbiamo più nessuna notizia, essendo andati smarriti, come ho detto, tutti i registri. Ho potuto solo arguire da qualche accenno delle visite Pastorali che si celebrava le festa tradizionale la terza domenica dopo Pasqua con grande solennità; nella Visita del 1890 il Vescovo Mons. Gregori deplorava l'eccessiva spesa della Confraternita del Sacramento per i pranzi e per il "concerto musicale" di Celle o di S. Casciano per la festa del Corpus Domini, e consigliava di chiamare detto concerto ad anni alternati con la Madonna della Quercia, per limitare così le spese di ambedue le amministrazioni; Dunque anche per la Madonna della Quercia era consuetudine far venire ogni anno il "concerto", per rendere più solenne la festa.

Non sappiamo quale udienza abbiano avuto le raccomandazioni del Vescovo, ma c'è da giurare che sia stata molto poca. Le feste annuali si susseguivano regolarmente con grande affluenza di fedeli; dopo la fine della prima guerra mondiale fu istituita la Banda Musicale a Trevinano, e da allora in poi non fu più necessario ricorrere a quelle forestiere... finché durò.

Ripetutamente, come ho detto, si dovette intervenire per riparare il porticato esterno, senza mai arrivare ad una soluzione stabile e definitiva.

Quando qualcuno riteneva di aver ricevuto dalla Madonna una grazia, faceva dipingere un piccolo quadro come "ex voto": ve ne erano una ventina, dipinti su tavolette di legno, di fattura molto semplice e ingenua. Dopo la fine della 2° guerra mondiale sono tutti scomparsi, rubati insieme ad altri arredi e mobili.

Oltre a questi quadretti, vi erano altri numerosi, "ex voto" consistenti in cuori di latta argentata o di stoffa. Tutto sparito. Rimangono solo alcuni oggetti d'oro o d'argento (anelli, orecchini), conservati nelle mani del parroco o del camerlengo.

Nel 1936 1!abside posteriore risultava gravemente lesionato, e si provvide quindi alla sua completa demolizione e poi alla ricostruzione sopra più solide fondamenta. I lavori furono eseguiti con le opere gratuite della popolazione.

 

 

PASSAGGIO DEL FRONTE E IMMEDIATO DOPOGUERRA

 

Arriviamo così al passaggio del fronte bellico, nel giugno 1944. Era allora parroco il giovane sacerdote D. Fernando Corgna. Nei giorni più difficili, quando la popolazione aveva abbandonato il paese per rifugiarsi in luoghi ritenuti più sicuri,molti paesani trovarono riparo per qualche giorno sotto il "sasso del corvo", e tra loro anche D. Fernando che recava con sé, insieme, al SS. Sacramento, anche il" quadro della Madonna della quercia. Ricordiamo anche che durante la guerra le fotografie dei giovani militari Trevinanesi erano tutte lì, raccolte davanti all'altare della Madonna, come per implorare di continuo la sua protezione materna.

Quando finalmente la guerra finì, tutti sentirono il bisogno di manifestare pubblicamente a Maria SS. la loro riconoscenza.

Fino ad allora la festa tradizionale si svolgeva tutta intorno alla chiesa; la processione percorreva un tratto di strada fin verso il cimitero, quindi rientrava. Nel pomeriggio si svolgevano i soliti divertimenti popolari, mentre i venditori ambulanti offrivano le loro umili mercanzie: fichi secchi, neccioline, caramelle, semi di zucca; gli uomini potevano innaffiare il biscotto distribuito dai camerlenghi con abbondanti bevute di buon vino.. Alla sera, poi, la giornata si concludeva con le solenni funzioni religiose, tra i canti di laudi sacre , le litanie e l'immancabile "Evviva Maria!".

Dopo il 1945 si iniziò l'usanza di trasportare processionalmente l'Immagine della Madonna fino alla chiesa parrocchiale, al termine della Messa solenne, e di riaccompagnarla poi alla sua chiesa nel pomeriggio o nella tarda serata. La nostra Banda musicale prestava sempre il suo lodevole servizio, specialmente negli anni subito dopo la guerra quando era diretta dal maestro Augusto Giannotti, nostro compaesano.

 

 

1954:ANNO MARIANO

 

Anche a Trevinano si volle celebrare in modo particolarmente solenne l'Anno Mariano, proclamato dal Papa Pio XII°, nei limiti delle nostre possibilità.

Fu costituito un comitato per organizzare i festeggiamenti e reperire i fondi, comitato costituito da molto volenterosi paesani e contadini e snobbato, invece, dal feudatario di turno. Fu deciso di celebrare due giorni di festa, il sabato 8 e la domenica 9 Maggio.

I preparativi furono intensi sia per la festa religiosa, sia per i festeggiamenti esterni e certamente l'esito fu molto soddisfacente. Il giorno sabato 8 Maggio fu' presente il nostro Ordinario Diocesano Mons. Ezio Barbieri Vescovo di Città della Pieve. Alla Messa solenne fu eseguita dalla' nostra Schola cantorum la "Missa in honorem S. Iosephi Calasantii" di 0. Ravanello a due voci pari; suonava il compianto maestro Piero Spinucci che dirigeva anche la banda musicale.

Il giorno seguente, domenica 9 Maggio, era presente in Vescovo di Orvieto Mons. Francesco Pieri, nativo di Acquapendente; alla Messa solenne la nostra schola eseguì nientemeno!, la Prima Pontificalis di L. Perosi ed altri canti polifonici. Si snodò quindi la processione fino al paese, ordinata, devota, lunghissima. Nel pomeriggio corsa ciclistica e divertimenti popolari. Quindi alla sera processione di ritorno al Santuario; tutto il paese era illuminato a festa e lungo tutto il percorso lumi multicolori affiancavano la strada.

 

 

1957:CHIUSURA DELLA CHIESA-RESTAURI

 

Ma presto giungono le dolenti note. Nell'aprile 1957 l'Ufficio del Genio Civile di Viterbo comunica che la chiesa è pericolante e pertanto diffida dall'esercitarvi il culto. Una mesta processione accompagna così la Sacra Immagine fino alla Chiesa parrocchiale dove rimarrà fino alla festa del I963, al termine dei lavori di restauro e consolidamento.

Il 20 Dic. I960 iniziano i lavori di demolizione del porticato, effettuati a cura del Consorzio Val di Paglia che adibisce all'uopo la mano d'opera di un cantiere di lavoro per disoccupati. Ma per vedere iniziare i lavori di restauro bisogna aspettare alla primavera del 1962:.(foto  c, d) allora si assiste ad una ammirevole gara con la quale tutti i fedeli contribuiscono con offerte in denaro e opere gratuite; quasi tutti i coloni offrono un quintale di grano per famiglia. I lavori eseguiti sono stati veramente ingenti: ripresa dei muri perimetrali rinforzati mediante una cortina di tufi inseriti tra le lesene preesistenti e collegati con frequenti prese alle vecchie murature; rifacimento completo del porticato basato su solido fondamento in cemento armato e collegato al cordolo che circonda la chiesa; demolizione e rifacimento dei primi due archi e delle tre volte centrali; posa di un cordolo di cemento armato che all'altezza del piano di gronda circonda tutto l'edificio passando sopra gli archi ; rifacimento di tutto il tetto; riparazione del campanile e della volta centrale; nuovo pavimento in laterizio ; nuovo portone d!ingresso e nuova finestra in ferro sulla facciata; impianto elettrico.

 

 

11-12 MAGGIO 1963: LA MADONNA RITORNA DOPO I RESTAURI

 

Preceduta da un corso di Sacre Missioni, si svolge la festa per celebrare il ritorno della Sacra Immagine alla sua chiesa restaurata. Memorabile la processione notturna la sera del sabato 11: era presente Mons L. Boccadoro Vescovo di Acquapendente e Montefiascone, molti sacerdoti e il Seminario di Città della Pieve guidato dal rettore Mons, Giovanni Muzzi nostro compaesano. La serata serena e calma favorisce l'illuminazione del percorso fatta con torce e fiaccole; una grande scritta luminosa” W MARIA “ disposta nei campi del podere "Colle" sembra sospesa nel buio tra cielo e terra. Quando la processione raggiunge il santuario, si accendono i "bengala " e si levano le acclamazioni: nessuno può trattenere la commozione.

Il "Te Deum" di ringraziamento prorompe spontaneo dal cuore, di tutti. La domenica 12 si svolge la festa tradizionale, alla Messa solenne imponente è la folla dei fedeli, mentre i nostri bravi cantori eseguiscono la Messa Prima Pontificalis a tre voci dispari di L. Perosi.

Terminati, i lavori e i festeggiamenti, il Comitato ha portato il resoconto delle entrate e delle spese:

 

Incredibile! Dopo tutti i lavori e i festeggiamenti, ci rimangono in attivo Lire 168.272. Ancora una volta l'amore dei Trevinanesi verso la Madonna della quercia ha dato una testimonianza superlativa!

Con questa somma avanzata furono acquistati sei grandi candelieri di bronzo, di stile gotico francese, del peso di Kg. 8,50 al prezzo di Lire 150.000.

 

 

LE GARE DI MOTOCROSS

 

Tra le iniziative prese per celebrare gli avvenuti restauri della Madonna della Quercia vi fu anche quella di organizzare una gara di Motocross. Essa si svolse nel pomeriggio del 12 Maggio 1963, con ottimo esito, tanto che da allora in poi le gare si sono succedute per molti anni, così da diventare famose in tutta la zona, richiamando sempre moltissimi spettatori da paesi anche molto lontani.

 

 

30 GIUGNO 1966: FURTO SACRILEGO,PRIMO DI UNA SERIE

 

Nell'aprile del '66 la vecchia casa adiacente alla chiesa rimase senza inquilino perché pericolante; la conseguenza è stata che da allora la nostra cara chiesetta è completamente in balia dei ladri.

Il primo furto si è avuto appena due mesi dopo:

il 30 Giugno i soliti ignoti vi sono penetrati nottetempo forzando la porta laterale che immetteva nella sacrestia asportando elemosine e oggetti vari.

Questo è stato il primo di una serie di furti che si sono susseguiti durante questi ultimi anni; e così sono scomparsi gli ex-voto, un inginocchino, un comò, i sei candelabri di bronzo acquistati dopo i restauri, due calici di poco valore , tovaglie e paramenti sacri, oltre alle solite elemosine.

Ma il fatto più grave si ha nell'aprile 1973 quando viene rubata addirittura la Sacra Immagine della Madonna, oggetto dì tanta secolare devozione! inutile dire lo sdegno e lo sgomento dei fedeli. Tutte le indagini per scoprire gli autori del sacrilego gesto sono andate a vuoto; si è dovuto incaricare il bravo artista acquesiano Mario Vinci di eseguire una copia del quadro, confrontando l'unica fotografia esistente, per riprodurla più fedelmente possibile.

Non sembrerà vero, ma anche questa copia è stata rubata il 17/02/1980; per penetrare nella chiesa i ladri hanno segato le grosse sbarre dì ferro di una delle finestrelle laterali.

 

 

LA NUOVA CASA E LE FESTE TRADIZIONALI

 

Nell'agosto 1970 viene demolita la vecchia casa adiacente alla chiesa. La ricostruzione, però, può iniziare solo nell'agosto del '73 con la concessione di un cantiere scuola per disoccupati da parte del Ministero del Lavoro; i fondi stanziati non possono essere sufficienti ma come al solito non manca la collaborazione della popolazione.

I lavori terminano nel luglio del '77.I Siamo ormai alla cronaca recente. Le feste annuali si susseguono regolarmente; ma degna di memoria è quella del 9 Maggio I976. II comitato costituitosi per ridare lustro alla festa e per tenere sempre viva la devozione alla Madonna della Quercia, ha organizzato una celebrazione straordinaria coinvolgendo tutto il paese.

Straordinaria e irripetibile è stata la presenza della Banda Musicale dei Vigili Urbani di Roma, che ha prestato uno stupendo servizio eseguendo in modo magistrale musiche religiose al mattino e un vasto programma di musiche classiche e operistiche al pomeriggio, suscitando ammirazione e nobile godimento in tutti i numerosissimi uditori.

 

 

ULTIMI LAVORI DI CONSOLIDAMENTO

 

Nonostante i ripetuti interventi per consolidare le strutture della nostra chiesa, continuano a verificarsi lesioni e cedimenti, a causa eviden­temente della struttura del suolo. È stato perciò presentato alla Regione Lazio un serio progetto per il consolidamento del terreno; progetto elaborato il 25 aprile 2003 per un importo complessivo di 130.000 Euro. (Di questi 30.000 Euro sono stati messi a disposizione dal vecchio comitato che fin quando ha gestito le feste e le offerte dei fedeli ha potuto mantenere la chiesa e accumulare un fondo che è stato indispensabile per avviare i lavori di restauro. Infatti la Regione Lazio è intervenuta sostenendo i 2/3 della spesa totale, ndr).

Questo prevede la posa in opera nel perimetro esterno della chiesa di una serie di micropali e pali speciali ad elevata capacità portante e casseforme di c.a. . I lavori, stanno per essere ultimati in questi giorni (20 settembre 2007) è auspicabile che nel contempo venga anche eliminata la costruzione abusiva addossata all'abside della chiesa, e riportata la casa adiacente all'originale disegno, con il ripristino della indispensabile sacrestia.

Al termine di queste note voglio esprimere l'augurio che la fiaccola della Fede che i nostri padri ci hanno lasciato, la ricchezza civile e cristiana che abbiamo ricevuto in preziosa eredità, possa essere non solo conservata, ma alimentata e trasmessa per il vero bene delle nostre famiglie, per il sereno avvenire dei nostri figli, per uno sviluppo che non sia solo apparente.

Così non potrà mancarci la protezione materna di Maria, la nostra cara Madonna della Quercia.

 

13 dicembre 1968 - Un autotreno nel fare manovra travolge una delle colonne del nuovo porticato.

Madre pietosa Vergine clemente

dal ciel sorridi ai figli tuoi credenti;

infiamma i cuori, illumina le menti,

asciuga il pianto, mitiga il dolor.

Piega le fronde, o pianta benedetta,

se su di Te la Vergine discende.

All'ombra tua il pellegrin riprende

con nuova lena l'aspro suo cammin.

 

(Tratto da uno scritto di Don Giovanni Mai, parroco di Trevinano per più di 50 anni)

 

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